Citazione Dipendenza Affettiva
Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza, o li consideriamo conseguenze di un'infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando troppo...
Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amor nostro, stiamo amando troppo...
Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo...
(Robin Norwood)
 

Il Mal d'Amore


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La Dipendenza Affettiva, meglio conosciuta come mal d'amore rientra nella più ampia categoria delle New Addictions (Nuove Dipendenze), che comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l'intervento di alcuna sostanza chimica (droga, alcol, farmaci, ecc.), ma l'oggetto della dipendenza è rappresentato da comportamenti o attività che sono parte integrante della vita quotidiana. Tali comportamenti in alcuni individui possono assumere caratteristiche patologiche, fino a invalidare l'esistenza del soggetto stesso e il suo sistema di relazioni, provocando quindi gravissime conseguenze. Possiamo definire la dipendenza affettiva come una forma patologica di amore caratterizzata da una costante assenza di reciprocità all'interno della relazione di coppia, in cui uno dei due (nel 99% dei casi la donna) riveste il ruolo di donatore d'amore a senso unico, e vede nel legame con l'altro, spesso problematico o sfuggente, l'unica ragione della propria esistenza.
La dipendenza affettiva è l'antitesi dell'amore verso di sè.
Chi ama troppo non ha imparato a sviluppare nè l'amor proprio nè l'autostima. Vuole essere amato ad ogni costo, senza sapere che cosa significhi amare se stessi. Tenta di essere amato da qualcunaltro. Sogna un amore che colmi l'immeno vuoto che lo pervade, anche se in fondo, non crede di meritare di essere amato per quello che è. Il soggetto, convinto di non essere amato vive costantemente nella paura di non piacere, teme la solitudine come la peste, accetta di fare qualunque cosa per l'altro e questo anche se la richiesta va contro i suoi valori e la sua morale. Questo complesso di inferiorità e questa paura del vuoto lo conducono ad asservirsi, talvolta a tollerare l'intollerabile per conservare quel poco di amore che è riuscito a strappare. Giacchè fa fatica a porre dei limiti, nutre una paura viscerale di essere abbandonato e conosce poco il suo valore personale. Le persone che amano troppo prendono se stesse in ostaggio in relazioni inappaganti e diventano sempre meno orientati alla felicità, sempre meno soddisfatti della vita. Si offrono al miglior o peggior offerente; di fatto ha fame d'amore, si lascia trainare dal primo che passa, impotente e patetico di fronte alla propria esistenza, sempre con lo stesso vuoto, sempre con la stessa sofferenza.
Amare troppo significa questo. Non è il fatto di amare troppo, di essere troppo gentili o troppo premurosi. E' soffrire perchè non si sa come amare il nostro essere sofferente, carente di amor proprio. Il dipendente affettivo non sa chi sia, non ha avuto la possibilità di andare incontro a se stesso, di amare la persona che più lo merita.

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Un dipendente affettivo potrà facilmente riconoscersi in una o più di queste caratteristiche:

Ha sete d'amore. Il dipendente affettivo è come un secchio bucato: neppure l'amore di tutta la terra riuscirebbe a riempirlo.

E' sotto la tutela di qualcun'altro. Lascia nelle mani del primo venuto tutta la responsabilità della sua esistenza, della sua felicità, della sua realizzazione personale.

E' un fedele discepolo. Ammaliato da un coniuge o da un leader carismatico, è pronto ad ogni rinuncia e si impegna con zelo.

E' l'impiegato modello. Pronto a tutto per essere apprezzato. La dipendenza dal lavoro, nei confronti dei superiori e dei colleghi, occupa più spazio ed energia del lavoro stesso.

Si aggrappa. Il dipendente affettivo si aggrappa; non vuole che lo si lasci o che lo si abbandoni. Mesi dopo una rottura, continua a sperare, a richiamare l'ex, ad espettare che ritorni. E' soggetto alla passione e s'innamora del primo venuto.

Vive per procura. Piuttosto che fare uno sforzo per cambiare se stesso, è attratto da ciò che gli piacerebbe essere. Non ha progetti che gli stanno veramente a cuore, non ha sogni, non ha ambizioni. Vive solo attraverso gli altri. E' continuamente seduto davanti ad uno schermo sul quale vede la vita scorrere davanti a lui; è passivo e rassegnato.

Ignora chi è.Si conosce poco, i suoi interessi ricalcano quelli di chi si sta vicino. Gli piace dire a chi assomiglia. Non è consapevole del suo valore.

E' appassionato. Facilmente preda di grandi slanci di passione, il dipendente affettivo ha l'impressione di esistere quando fluttua sopra le nuvole. Vive alla velocità della luce. Lo conosce bene il colpo di fulmine. Si crea un'immagine idealizzata della sua conquista, elevandola al cielo per meglio venerarla. Vede solo un lato della medaglia, quello più lucido, più scintillante. Ha la memoria corta.

Aspetta. Sta sempre sperando, aspettando. E' in un'interminabile fila d'attesa.

E' sottomesso. E' un essere sottomesso all'estremo. Quando si tratta di disprezzo o di violenza, la sua soglia di tolleranza è molto elevata. E' incapace di porre dei limiti, perchè ha paura: paura di perdere l'essere amato, di essere gettato tra i rifiuti.

Non si ama. Ha una visione negativa di se stesso.Non si interessa a ciò che è. Quello che succede dentro di lui e quello che vive lo lasciano del tutto indifferente.

Di cosa si nutre il troppo amore?
Della paura dell'abbandono. La dipendenza affettiva si crogiola nel nostro esagerato bisogno di approvazione, si diletta della nostra incapacità di compiere scelte e di prendere decisioni separate. Dà l'impressione di compensre le nostre mancanze attraverso soluzioni che non ci sono proprie, ma in realtà ci allontana da noi stessi, dai nostri bisogni, dalle nostre soluzioni. Ben presto diventa una droga.

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Riepilogando i sintomi della dipendenza affettiva sono :

Ossessione dell'altro

Paura di perdere l'amore

Paura dell'abbandono, della separazione

Paura della solitudine e della distanza

Paura di mostrarsi per quello che si è

Senso di colpa

Senso d'inferiorit' nei confronti del partner

Rancore e Rabbia

Coinvolgimento totale e vita sociale limitata

Gelosia e possessività

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Le cause vanno ricercate in particolari dinamiche familiari che hanno portato la persona dipendente a costruirsi un'immagine di Sè come di persona inadeguata, indegna di essere amata, dove il "termometro" della propria autostima è nella capacità di sacrificarsi per la persona amata. Sono persone che riescono a tollerare tradimenti o anche violenze da parte del partner perchè senza di lui si sentirebbero completamente perse. Teniamo anche presente che molte donne, dipendenti affettive, hanno subito abusi sessuali, maltrattamenti fisici ed emotivi durante l'infanzia che non sono da sole riuscite ad elaborare.

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Il giorno in cui il dipendente affettivo si trova in coppia, l'altro acquista un valore inestimabile, che però non è sempre reciproco. E' un adepto dell'amore simbiotico: sparisce progressivamente e diventa l'ombra dell'altro. Chi è affetto da tale tipo di dipendenza s'identifica con la persona amata. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse. I dipendenti affettivi sono ossessionati da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche.
Ritengono che occupandosi sempre dell'altro la loro relazione diventi stabile e duratura. Ma, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento che si possono verificare li precipitano nella paura che il rapporto non possa essere stabile e duraturo, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura "amplificato". Non ci si rende conto che l'amore richiede onesta e integrità personale perchè l'amore è un accrescimento reciproco, uno scambio reciproco tra persone che si amano. Gli affetti che comportano paura e dipendenza, tipici della dipendenza affettiva, sono invece destinati a distruggere l'amore. Chi soffre di tale dipendenza è così attento a non ferire l'altro, da non rendersi conto che in questo modo finisce col ferire gravemente sè stesso.
Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata è irraggiungibile per colui o colei che ne dipende. Anzi, in questi casi si può affermare che la dipendenza si fonda sul rifiuto, anzi, se non ci fosse, paradossalmente, il presunto amore non durerebbe. Infatti la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di sè, dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro irrisolvibilità. A questo riguardo interessanti sono anche le considerazioni della psichiatria Mara Selvini Palazzoli. A suo parere quello che incatena nella dipendenza affettiva è l'Hybris, vale a dire la ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.
La dipendenza affettiva, non è pertanto un fenomeno che riguarda una sola persona, ma è una dinamica a due. Il partner che "sceglie" di stare con una persona dipendente d'affetto, ha spesso anche lui il bisogno di essere accudito e di avere una relazione di tipo figlio-madre anzichè alla pari, per dinamiche e problematiche familiari irrisolte. Oppure, al contrario, può trovarsi ad esercitare un ruolo di persona sfuggente, irraggiungibile o rifiutante (per esempio quando il dipendente d'affetto cerca un partner sposato o non interessato alla relazione), per sentirsi così al centro dell'attenzione e compensare anche lui dei vuoti affettivi mai colmati.

LA DONNA DIPENDENTE

Le donne dipendenti attuano comportamenti protettivi nei confronti del partner, rivestendo i ruoli di confidente, mamma, o infermiera in base alle necessità. La donna tende a mettere da parte i propri bisogni nel rapporto di coppia, e nelle situazioni conflittuali soffoca la rabbia, la rimuove o la dirige contro sè stessa, manifestandola spesso in forma di sensi di colpa. Dietro tutto questo c'è sempre la paura che il partner possa abbandonarla.

L'UOMO DIPENDENTE

L'uomo dipendente invece è più facile che mascheri il proprio bisogno d'affetto proiettandolo fuori di sè, investendo gran parte delle energie nel lavoro, impegnandosi in hobby e sport, o comportandosi in maniera protettiva, talvolta fino all'eccesso della gelosia patologica.

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Quando si annida nell'amicizia, la dipendenza affettiva dà vita a relazioni asimmetriche e talvolta simbiotiche. Anche in questo caso il dipendente affettivo dimentica se stesso e impiega tutte le sue energie a soddisfare i bisogni degli amici, a tentare di renderseli fedeli. Tutto ciò per meritare di essere amato, perchè non se ne crede degno. Si prende cura dei suoi amici in tutto e per tutto, li colma di attenzioni e acconsente a tutte o quasi tutte le loro richieste. Esce se hanno voglia di uscire anche se magari a lui non va. Si affretta a pagare il conto, offre le consumazioni, compra le amicizie degli altri.
Quando il dipendente affettivo si ritrova single, riproduce spesso un rapporto di simbiosi con un'amicizia importante, in modo da colmare il vuoto di un'amore perduto. Quest'amicizia simbiotica può arrivare a generare un embrione di gelosia. L'attenzione che il migliore amico distoglie da lui viene percepito come un doloroso disinteresse.
Come in amore, anche nell'amicizia, l'altro rischia di sentirsi soffocare, di averne abbastanza. In amicizia, come nella vita, il dipendente affettivo è con le spalle al muro, perchè si impegna molto di più a compiacere gli altri che a soddisfare i propri bisogni o a fare quello che gli darebbe veramente piacere.
Come l'amore, l'amicizia a senso unico spesso alla fine genera la forte impressione di essere stati sfruttati, di aver dato a oltranza a persone da cui si è ricevuto solo indifferenza allorchè ci si aspettava qualcosa in cambio dei nostri buoni favori.

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La dipendenza affettiva può infiltrarsi anche nei rapporti in cui lòintensità del legame affettivo è legittima, ad esempio nel caso del legame genitore-figlio.
Che differenza c'è tra un genitore che si dedica completamente ai figli e uno che ama troppo? Ancora una volta è la sofferenza data dalla smisurata paura dell'abbandono, del vuoto insopportabile dell'assenza''''''' o dell'allontanamento del figlio.
Il genitore che soffre di dipendenza affettiva può sentirsi, davanti al figlio divenuto adulto, completamente perduto o disorientato in sua assenza, invece di vivere semplicemente un disagio. Può essere geloso degli amici del figlio, imporre la sua volontà nelle uscite, privarsi di parecchie attività in attesa di una chiamata. Certi genitori sono pronti a tollerare e sacrificare tutto per un briciolo di affetto e attenzione da parte dei figli.
Questi genitori si sentono colpevoli di provare piacere, di pensare a se stessi; sono continuamente focalizzati sui figli e anche quando questi ultimi sono diventati autonomi, i genitori rimangono dipendenti.

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Ci sono genitori che amano troppo ma ci sono anche figli che non se ne vogliono più andare.
Talvolta sono invidiati, considerato l'ambiente privilegiato dal quale provengono e i genitori che li viziano. Tuttavia, questa situazione nasconde a volte una forma di dipendenza affettiva. La persona vuole ad ogni costo essere sotto la responsabilità di qualcuno, ma brontola se viene definita irresponsabile e immatura. Questo eterno bambino, questo Peter Pan, dei tempi moderni, nella vita vera spesso à un fardello per dei genitori che sognano una pensione tranquilla, un fine settimana a due, una serata tranquilla senza stress. Dientro a questo cogitabondo dipendente, incapace di prendere decisioni, che accumula programmi di studio senza redigere un solo cv, si nasconde un essere profondamente ansioso, che si considera meno di niente e che procrastina allorchè giunge il momento di realizzarsi sul piano personale. L'altra faccia della medaglia è quella dei figli provenienti da ambienti disfunzionali, annientati interiormente dalla violenza familiare, talmente indeboliti dalla vita da non riuscire più a tagliare i ponti con i genitori che li avvelenano.
Questi figli, anche da adulti, vivono un conflitto di lealtà: si sentono sempre colpevoli, perchè sono stati programmati ad amare incondizionatamente i genitori. Continuano pertanto a sognare, da adulti, la famiglia che non hanno mai avuto e che cercano meglio che possono di ricotruire. Dipendenti affettivi carenti d'amore da sempre, tornano periodicamente in pellegrinaggio nei luoghi della loro infanzia perchè non conoscono altro, perchè sperano ancora. E il circolo vizioso della violenza familiare, da cui provengono molti di questi adulti dipendenti ingiustamente feriti, con il cuore a pezzi.

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La dipendenza affettiva può manifestarsi anche a lavoro. Chi ne soffre tolvolta viene accolto molto bene: è superefficente, è un impiegato modello.
Si crede che miri alla sedia del capo o a una promozione, ma quello che conta per lui è la sua inconfessabile ricerca d'amore. Dotato di talento e gran lavoratore, cerca attraverso il successo professionale di provare il suo valore personale. Per il dipendente affettivo, le congratulazioni si traducono in gesti di apprezzamento. E' pronto a sacrificare tutto per una singola manifestazione d'affetto, persino la sua salute e il suo equilibrio. Sul lavoro, il dipendente affettivo crede di aver trovato una soluzione all'abbandono: la perfezione.
La dipendenza affettiva in ambito lavorativo si manifesta molto spesso sotto forma di comportamenti ossessivo-compulsivi. Il dipendente affettivo ha sete di riconoscimento, dipende dallo sguardo e dall'approvazione degli altri, sopprattutto dei superiori. Dà tutto se stesso al lavoro, cosè come dà tutto se stesso nei rapporti.
Dato che consacra tutto il suo tempo e la sua energia al lavoro e che quest'ultimo diventa tutta la sua vita, l'impiego rappresenta l'unica forma di valorizzazione. E' una fonte di valorizzazione fragile, perchè non garantisce mai una totale certezza. Deve continuamente meritarsela..
Diventa allora schiavo del lavoro, ipersensibile ai più piccoli segnali che potrebbero minacciare la sua sicurezza lavorativa, alle minime reazioni del suo ambiente che potrebbero ventilargli la perdita del posto. Teme le ribellioni, teme i conflitti e lavora oltre l'orario; si scusa di scusarsi e non osa più osare. Diventa lo zimbello, il tampone, la spungna o, al contrario, ingaggia una guerra per rimanere aggrappato a un posto che nessuno sogna. Pratica l'autosabotaggio; in breve, è costantemente in modalità reattiva. Non vive, reagisce.
Ovviamente il dipendente affettivo al lavoro non ha parlato di tutto questo malessere. Per timore di essere giudicato, fatica ad aprirsi e non riesce mai ad imporsi. Nel momento in cui crolla, non trova nessuno che lo ascolti piangere. Il suo zelo è riuscito solo ad attirargli gelosie. Nessuno ha visto che la sua facciata da supereroe nascondeva un esserino agitato, assetato di riconoscimento.

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Per poter guarire dalla dipendenza affettiva è importante intraprendere un percorso di ripresa del controllo sulla propria vita.
Per poter parlare di guarigione, occorre anzitutto ammettere di essere vulnerabili. Occorre riconoscere che la dipendenza affettiva ha preso potere sulla nostra vita e compiere consapevolmente la scelta di riprendere il controllo.
Il primo passo in questo percorso nasce da una decisione.
Ammettendo di essere dipendenti affettivi e prendendo la decisione di agire concretamente allo scopo di soffrire meno, scegliamo di incamminarci lungo la strada della guarigione.
Quando sembra troppo difficile riuscire a guarire da questo problema con le proprie sole forze è importante trovare il coraggio di chiedere un aiuto e intraprendere un percorso terapeutico.

Autore: MariaChiara Gritti



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