Una persona che non abbia mai commesso un errore non ha mai cercato di fare qualcosa
(Albert Einstein)
 

L'Autostima


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L'autostima è definita come "la valutazione che una persona dà di se stessa e applica a se stessa". A seconda della percezione che ciascuno ha di sè, l'autostima può tradursi in atteggiamenti negativi (con ansia, apprensione, senso di inadeguatezza, scarsa fiducia nelle proprie capacità) o positivi (positività, apertura agli altri e alle situazioni, assertività).
Indica infatti in che misura la persona si considera importante, capace e di valore.
Essa rappresenta pertanto uno degli elementi fondamentali per la nostra salute mentale.

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Per lo sviluppo di una sana autostima assumono particolare rilevanza i primi anni dell'infanzia, in cui vengono poste le fondamenta per la costituzione del senso fondamentale di fiducia in sè e negli altri. Il bambino sviluppa fiducia in se stesso sentendo che altri lo accettano e accettando egli stesso i suoi bisogni. Anche gli anni dello sviluppo successivi (ad esempio, l'adolescenza) sono significativi, per l'acquisizione dell'autonomia fisica e psicologica, necessaria per lo sviluppo di un senso di autocontrollo. Questo permette che si superino le inevitabili crisi della crescita senza che si verifichi la perdita dell'autostima in seguito agli insuccessi e alle inevitabili frustrazioni. Per tutto il ciclo di vita, la fiducia nelle proprie capacità favorisce le relazioni sociali e la possibilità di accesso ai propri sentimenti e pensieri intimi. Dunque, lo sviluppo dell'autostima è un processo che dura per tutta la vita e il cui esito dipende dal superamento delle crisi naturali dello sviluppo.
Il superamento di tali crisi è naturalmente connesso al comportamento delle figure genitoriali che hanno una particolare influenza sulla percezione di un adeguato senso di sè, sull'autostima e sulla possibilità di costruire e mantenere soddisfacenti rapporti con gli altri.

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L'autostima può suddividersi in positiva e negativa. Se ci valorizziamo la nostra autostima sarà alta altrimenti sperimenteremo quella che viene chiamata bassa autostima.
Le persone con alta autostima non sono necessariamente più dotate (intelligenti, competenti, attraenti) di quelle con bassa autostima. Quello che le distingue sono invece le loro convinzioni sulle proprie capacità, il loro atteggiamento rispetto alle prove della vita, le loro reazioni ai successi e ai fallimenti, il loro comportamento sociale.
La bassa autostima si può manifestare attraverso due modalità:
- Sottovalutazione di sè: la persona tende a focalizzare l'attenzione sui propri errori e fallimenti, sui difetti e sulle opportunità mancate, piuttosto che sulle qualità e i successi.
- Sopravvalutazione di sè: la persona vede solo i suoi pregi.
Sia la persona che si sottovaluta, sia la persona con un atteggiamento arrogante hanno una bassa autostima, in quanto la persona che ha un sano amore per se stessa ammette con serenità sia i suoi pregi che i suoi limiti, cercando di migliorare.
Avere una bassa stima di sà può rivelarsi uno svantaggio in tutte quelle circostanze in cui ci si deve presentare agli altri, ad esempio nel caso di un colloquio di lavoro o quando si entra in contatto con persone nuove che potrebbero diventare amici, colleghi, o anche partner.
Inoltre, si è anche visto che persone che dubitano del proprio valore sono anche più propense a modificare il loro pensiero in funzione dell'ambiente in cui si trovano e dell'interlocutore che hanno davanti, e difficilmente si sbilanceranno, come invece fanno le persone con un'alta stima di sè, nell'affermare il proprio punto di vista.
In questo senso, il rischio che corrono le persone con una bassa autostima è quello di far prevalere il bisogno di essere accettati su un altro dei bisogni fondamentali dell'uomo che è quello di realizzarsi, obiettivo che viene raggiunto anche attraverso l'esprimere con sicurezza il proprio punto di vista e il proprio valore.

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I problemi di coppia sono sempre riconducibili alla scarsa stima di sè dei partner (Andolfi, 1999).
La presenza di una bassa autostima può portare gli individui a sviluppare una dipendenza affettiva nei confronti del partner che è l'antitesi dell'amore verso sè.
La dipendenza affettiva si caratterizza per la paura della solitudine unita ad un senso di incapacità ed insicurezza che può portare perfino a mantenere relazioni dove si viene trattati male pur di non vivere l'angoscia dell'abbandono. Si prova panico ed ansia quando le circostanze esigono autonomia ed si ha l'intima convinzione di non essere all'altezza. Avendo orrore dell'aggressione e del conflitto il dipendente affettivo li evita accuratamente, mantenendo però un fondo di collera verso la persona a cui si è "affidata".
Manca in queste persone la capacità di assumersi le responsabilità: tendono infatti a lamentarsi in modo compulsivo, cercando di essere rassicurati invece di fare qualcosa per uscire da una situazione difficile.
Il dipendente affettivo presenta un terribile handicap, l'incapacità di essere felice, arginata solo da una stampella: l'altro. Dipende dall'altro per essere felice e, soprattutto, per essere amato. Diventa dipendente dall'altro per provare qualcosa e per esistere. Perde allora del tutto la sua autonomia e finisce con il vivere per procura. Il dipendente affettivo in coppia è un adepto dell'amore simbiotico: sparisce progressivamente e diventa l'ombra dell'altro.
Il dipendente affettivo, nonostante sperimenti un'intensa sofferenza quando subisce un rifiuto e desideri essere accettato, assume atteggiamenti e si comporta in modo da respingere gli altri piuttosto di attrarli.
Le persone con bassa autostima hanno un'enorme e spesso inappagato bisogno di amore e di intimità, ma le persone che attraggono e da cui sono attratti spesso non sono di aiuto.
Chi non ha amore a sufficienza per sè non è nemmeno in grado di nutrire i bisogni affettivi dell'altro.
Cosè le aspettative reciproche non vengono soddisfatte e ciò porta alla delusione, alla sfiducia nelle proprie capacità relazionali e nella possibilità di essere amati.
Quando si ha un buon livello di autostima si è in grado di costruire relazioni nutrienti, essendo attratti da persone positive, aperte al cambiamento, capaci di dare e nello stesso tempo di ricevere.

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Gli effetti dell'autostima si possono riscontrare anche nella propria vita lavorativa.
Senza fiducia nella propria vita e qualità positive si può essere ostacolati nella realizzazione creativa di sè.
La scarsa autostima può condurre a svolgere un lavoro poco interessante, a sottostare a costrizioni impegnative o a rinunciare a molte delle proprie originali aspirazioni; infatti, per le persone che si valorizzano poco, è più facile impegnarsi in queste scelte anche poco soddisfacenti, piuttosto che pensare di modificarle o addirittura di abbandonarle per una possibile nuova alternativa. In ogni caso, sebbene ci si provi a cautelare agendo il meno possibile e limitando i propri obiettivi, capita comunque a tutti di sbagliare, ma se questo non è un dramma per le persone che hanno una buona opinione di se stesse, lo può diventare per quelle che al contrario non sanno valorizzarsi a sufficienza. In effetti, mentre le persone con una buona autostima sono più propense a relativizzare un insuccesso e ad impegnarsi in nuove imprese che le aiutano a dimenticare, le persone che hanno una scarsa stima di sè faticano ad abbandonare i sentimenti di delusione e amarezza connessi allo sperimentare un insuccesso; anche le critiche sono affrontate in modo diverso: le persone con una bassa stima di sè sono più sensibili sia all'intensità del disagio provocato dalla critica, sia alla sua durata.

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La scarsa stima di sè è spesso alla base della formazione di sintomi di vario tipo:
Impegnarsi a cambiare e ad acquisire una maggiore stima di sè appare pertanto fondamentale al fine di preservare la propria salute e sviluppare un'adeguata autorealizzazione.

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L'autostima è innanzitutto una scelta.
E' sempre possibile intervenire per cambiare l'effetto negativo di una bassa autostima negli ambiti sociali, lavorativi o sentimentali.
Per modificare la stima di sè è necessaria la volontà di cambiare alcuni dei propri atteggiamenti e del proprio modo di affrontare la vita.
Per cambiare il proprio rapporto con se stessi è necessario cambiare opinione su di sè e quindi è essenziale imparare a conoscersi - diventando consapevoli dei propri limiti, dei propri bisogni ed esigenze e anche delle proprie capacità - e in secondo luogo - pur continuando a sforzarsi nel modificare ciò che di noi può essere reso migliore - bisogna riuscire ad accettarsi, evitando di pretendere da se stessi la perfezione.
Il conseguimento di questo obiettivo potrebbe essere raggiunto intraprendendo un percorso di psicoterapia: può infatti aiutare la persona a sviluppare, una maggiore fiducia nelle proprie capacità e una valutazione più realistica di sè e degli altri. Tramite i colloqui con lo psicoterapeuta si possono trovare dei modi differenti e più funzionali di organizzare l'esperienza di sè e degli altri, e incrementare quell'insieme di capacità che sono alla base di una adeguata stima di sè.



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